Posts filed under ‘net tv’

Pubblicità contestuale su euronews

Ragazzi, davvero dobbiamo fare qualcosa… sempre più spesso l’effetto shock è più controproducente che altro.

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Questa straniante associazione, in ogni caso, è il pretesto per parlare del canale YouTube di Euronews. Dopo aver realizzato un sito davvero interessante, completo di video, immagini e interviste, la presenza su YouTube si è diversificata, proponendo No Comment Tv, un insieme di playlist composte di video raw dal mondo, la cui violenta realtà rende superfluo appunto qualunque commento: “At euronews we believe in the intelligence of our viewers and we think that the mission of a news channel is to deliver facts without any opinion or bias, so that the viewers can make their own opinion on world events. We also think that sometimes images need no explanation or commentary, which is why we created no comment and now no comment TV: to show the world from a different angle”.

Un ottimo lavoro. A parte per la pubblicità.

febbraio 6, 2009 at 12:08 pm Lascia un commento

YouTubeLive: la nuova tv incontra i vecchi modelli

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Domani, 22 novembre, YouTube ospiterà un evento che segna l’ingresso della piattaforma nel mondo del live streaming, YouTubeLive. Mi vengono in mente due considerazioni.

Innanzitutto il fatto che YouTube sta sperimentando un modello di fruizione, quello dell’appuntamento, su cui si è basata la vecchia e cara tv analogica: tutti davanti al monitor alla stessa ora per assistere ad uno show di due ore in diretta da S.Francisco. In questo senso potremo vedere la forza della piattaforma come aggregatore di audience, non solo in senso diacronico e puntiforme, per scambi di link e randomiche incursioni, ma in simultanea; non solo per trovare un contenuto in un database, ma per partecipare contemporaneamente ad un evento sociale. Esattamente quello che la tv è sempre stata: una serie di appuntamenti su cui modellare la propria giornata, degli eventi da non perdere.

In secondo luogo, e non è la prima volta che ne parliamo, l’affermazione di un nuovo mondo di star, le cosiddette “cewebrity”, le celebrità nate sul web, cresciute su YouTube, in grado di affermarsi sul panorama della cultura popolare accanto, se non in sostituzione, di conduttori ultrasessantenni, veline e tronisti. Tra i partecipanti, infatti, ci saranno sia artisti noti negli USA, come Will.i.Am e katy Perry, che utenti diventati celebri a suon di sottoscrizioni, commenti e views, come Smosh, Mediocre Film, BarelyPolitical e Four Eyed Monster.

Stay Tuned!

novembre 21, 2008 at 11:31 pm Lascia un commento

Il web e il potere dei fans

AOL ha lanciato una nuova web serie, Outside the Box, supportata dalla piattaforma di advertising interattivo Platform-A, che fornirà agli inserzionisti link in overlay orientati al target di riferimento.
La serie ha come protagonisti volti noti della tv (tra cui Kate Walsh di Grey’s Anatomy) che si intervisteranno a vicenda usando le domande postate dai fans.
Un bel progetto che non ha però ricevuto il favore del pubblico. VIsitando la pagina dello show, infatti, si noterà che i video non sono disponibili e che AOL ci suggerisce di visitare AOLVideo.com “to watch thousand of other videos”: per la serie, dateci un’altra chance. Scorrendo la pagina, poi, si vedrà che i commenti dei fans non sono affatto magnanimi: JennJenn17853 dice “what’s w/ the ********’s? I didn’t swear? odd”, e Den1254 risponde “I have to agree, as much as I love Grey’s, I don’t think this show is going to make it another season. Wish some of these actors would just go to Grey’s and join forces”; Ottenrb boccia decisamente con un “Soooooooo STUPID!!!”, mentre Glorious44 si chiede “who are these people???? and …. exactly… who cares?”.
Sul web non si scappa: i fans hanno il vero potere di decidere cosa valga la pena di essere distribuito e visto… Peccato per AOL, speriamo non rinunci a sperimentare, ma che continui a tentare un dialogo con il suo pubblico: la sperimentazione passa anche da piccoli flop…

ottobre 2, 2008 at 12:25 pm Lascia un commento

HBOLab: la sperimentazione è tutta online

Ho la sensazione che il 2009 sarà l’anno delle web serie, sempre meno user generated e sempre più estensione della produzione televisiva.
HBO debutterà il primo ottobre con “Hooking Up“, web serie sul mondo della comunicazione istantanea, twitter, IM, email, e i malintesi che genera tra un gruppo di ragazzi di un’ipotetica università, la Bask U.
La cosa più interessante è il cast: non star della tv, ma star del web, le cosidette cewebrity (uno di quei neologismi che solo gli americani sanno creare).
Jessica Rose, protagonista dell’ormai cult LonelyGirl15, Phil DeFranco,e Kevin Wu , noti videoblogger di YouTube, saranno i volti del nuovo prodotto HBOLab, garantendo una base certa di pubblico, composto dai fans dei protagonisti.
L’investimento per HBO è stato in ogni caso minimo, specialmente se confrontato con una serie tv tradizionale: un autore interno, solo 10 episodi e nessun contratto pubblicitario, cosa che indubbiamente diminuisce il rischio dell’esperimento.
Quello che segue è il teaser… enojy!

settembre 12, 2008 at 1:03 pm 1 commento

RocketBoom sigla l’accordo con Sony

Rocketboom ha firmato un importante accordo con Sony, che ha acquistato i diritti di distribuzione e l’esclusiva per la vendita di spazi pubblicitari relativi allo show.
E’ un accordo da un milione di dollari, che accontenta entrambe le parti: Andrew Baron può concentrarsi sulla creazione dei contenuti; Sony acquista un contenuto con un pubblico già fidelizzato, rafforzando la sua strategia editoriale, in forte in espansione.
Rocketboom verrà pertanto distribuita su Crackle.com, PSP, PS3, Sony Bravia, ma potrà rimanere anche sulle piattaforme attuali (YouTube, iTunes, TiVo), così come rimarrà intatto il sito originale.
Non è la prima volta che Rocketboom prova a intrecciare partnership per agganciare inserzionisti, ma finora nessuno, dice Andrew Baron sul blog, è stato in grado di gestire le diverse presenze online dello show.
Sony ha evidentemente la competenza di intraprendere strategie multipiattaforma e la forza di garantire un margine economico agli autori. A questo proposito Erick Schonfeld su TechCrunch ha osservato: “The deal does raise the question, though, of whether Web video startups can thrive as independent entities or require the distribution muscle of a major media company to go mainstream”.

Chissà, magari un giorno non ci sarà bisogno di intermediari “muscolosi”, ma al momento è un ottimo segnale per le start up, poichè indica la disponibilità del mercato a investire nei nuovi contenuti. Complimenti a Andrew Baron, Joanne Colan e tutto il team di RocketBoom!

agosto 9, 2008 at 2:59 pm Lascia un commento

Strike Tv: il network dei creativi in sciopero

Il post precedente parlava della hollywood “in”, che apre il suo social network esclusivo, chiede agli attori famosi di dare lezioni agli emergenti, si propone di diventare il talent sout per i produttori….
L’altra faccia della medaglia è StrkeTv, l’iniziativa lanciata dagli attori e sceneggiatori americani che partecipano allo sciopero che rischia nuovamente di bloccare molte produzioni di cinema e tv.
Strike Tv, o “Hollywood unplugged” come si autodefiniscono i creatori “is the first ever online network created by Hollywood storytellers that brings original, high-quality video entertainment to the world. Strike.TV is a positive force on the forefront of the changing new media landscape. We empower professional film and television story-tellers by offering them creative freedom, welcoming them to retain ownership of their material and helping them monetize and distribute their work across the Web. We empower advertisers by connecting them with Hollywood creative talent […] And we embolden audiences by offering them high-quality, original scripted programming they can watch when they want, how they want and where they want. And we’re serving it all up for free”.

luglio 15, 2008 at 11:41 am Lascia un commento

radiohead: stra-ordinari, come sempre.

Il nuovo video della band, House of cards, è stato realizzato con tecnologie che consentono la cattura e la modellizzazione 3D degli oggetti in tempo reale : qui il making of e la spiegazione delle tecnologie. Io li amo

Grazie Mr15: meglio di un feedreader!

luglio 14, 2008 at 6:13 pm 1 commento

Web-serie o serie tv?

Il mio lavoro mi porta a interrogarmi spesso su quali sono i modelli di business connessi al video online e alla net tv.
Se Internet sta cambiando la televisione per sempre, la televisione può aiutare internet a diventare qualcosa di più di un trampolino di lancio o di un luogo di sperimentazione per giovani videomakers indipendenti? Torno su questo punto dopo aver letto un articolo intitolato “Web TV is a hit. So where’s the big money?“.
L’autore fa una ricognizione delle produzioni in Internet e dei numeri incredibili che sono riuscite a realizzare con budget davvero ridotti, concentrandosi in particolare sul contenuto televisivo per antonomasia: le serie.
Break a leg, una sitcom sul making of di una serie tv a San Francisco, per esempio, ha avuto un’audience di 1,5 milioni di utenti al mese, realizzando 9 episodi, girati con diverse camere, 10 attori, molte locations, alcune in esterne: il tutto ad un costo di soli 500 $ ciascuno (un episodio di una Tv tradizionale costa in genere intorno ai 2 milioni, secondo NewTeeVee). I.Channel, a mio parere una delle sperimentazioni più interessanti del panorama web, ha raggiunto numeri notevoli: 40 episodi, 2 stagioni, e un’audience ormai affezionata (più di 8,000 sottoscrizioni al canale YouTube). The Burg, The Guild, We Need Girlfriends, sono altri esempi di contenuti ormai di culto per l’audience web…. ma sono anche una fonte di guadagno per i creatori?
Gli autori di Break a leg hanno una partnership con YouTube, hanno vinto un contest lanciato da Metacafe, e Holiday Inn Express ha acquistato un pre-roll ad su alcune delle loro puntate; ciononostante hanno guadagnato 2,500 $ in due anni. The Burg ha ricevuto la sponsorizzazione di Motorola per 9 episodi, sufficienti solo a coprire i costi di produzione (per altro pagando gli attori un prezzo fisso); una volta pagate e spese non sono stati in grado di produrre altri episodi. Il guadagno per loro, dall’ideazione alla messa online, è stato di 500 $ a testa. Oggi sono alla ricerca di un nuovo sponsor: il goal è raggiungere le 200,000 views…. (a tutti i bloggers: passate parola!)
Qual è il problema? Il vero nodo sta nell’assenza di certezza per gli investitori. Il modello di business della net tv, l’ho detto più volte in questo blog (sto diventando noisosa?!), è la pubblicità: che siano sponsorizzazioni, pre o post roll, adv contestuale, gli utenti non sono disposti a pagare per un contenuto che hanno sempre avuto gratuitamente. Gli inserzionisti però non sono ancora arrivati a considerare il web, e in particolare le webserie, come una voce sicura per il loro media-planning: secondo l’autore dell’articolo “Since a show like Break a Leg can be watched on MySpace, YouTube, Breakaleg.tv, etc., ideally an advertiser would buy ads to show on all sites. But since sites use different metrics to measure viewing, there are no ad-pricing guidelines. And big advertisers are holding onto their pocketbooks and waiting”.
E così, in attesa che le views diventino un parametro affidabile e interoperabile, la cosa migliore che possa capitare ad una webserie è di finire in Tv: gli autori di LonelyGirl15 hanno firmato un accordo con CBS; Funnyordie.com ha chiuso un accordo con HBO per produrre 10 blocchi da mezz’ora, la ABC sta promuovendo “In the matherhood“.
Mentre continuiamo a leggere più che rosee proiezioni sul futuro del video online (uno studio di ABI research parla addirittura di 1 miliardo di utenti), i segnali continuano ad essere contrastanti: il web riuscirà a trasfomarsi in un medium a tutti gli effetti, capace di autonomia anche dal punto finanziario? O sarà piuttosto un mercato di contenuti a basso costo per la vechia TV? James L. McQuivey, Vice President e analista alla Forrester Research, si chiede: “Will this new visual language morph back into the established language of television? What is the long-term role of these short-form shows?”. Me lo chiedo anch’io… intanto mi godo i miei show preferiti… rigorosamente online!

luglio 11, 2008 at 2:10 pm 3 commenti

Marca.com: la net tv dello sport, dal cartoon all’attualità

Un gran bel lavoro quello di Marca.com, il portale spagnolo dello sport. Con un traino così importante, quale quello delle olimpiadi di Pechino e quello degli europei di calcio, non poteva essere momento migliore per lanciare i suoi progetti Net Tv: Marca Tv e Marcatoons.

La prima è una playlist di video disponibili anche on demand divisi in cinque categorie: attualità, calcio, coppa europa, Nike Live e Olimpiadi.
Alcuni dei video, come ad esempio il Cesc Fabregas Live, provengono da altri canali (SkySport in questo caso in partnership con Nike). L’abilità di Marca.com è stata, tuttavia, quella di armonizzare i contributi all’interno di una cornice unica, minimale ed efficace, in cui il video non è un complemento, ma il vero protagonista, l’unico contenuto: una tv a tutti gli effetti.

Il secondo, Marcatoons, è una serie di cartoni animati in 3D, per altro di ottima realizzazione, della durata di 30 secondi e pubblicati dal lunedì al venerdì alle 8,00. I protagonisti sono la versione animata dei personaggi del calcio spagnolo, da Luis Aragonés, a Fabio Capello, passando per Ronaldinho e Camacho; le loro discussioni hanno come oggetto l’attualità sportiva, ma affrontata in chiave comica, anche facendo il verso a format tv già noti, come camera cafè, passaparola, l’intervista doppia. Interessante anche la possibilità di download su telefonino.

Marca.com è un ottimo esempio per comprendere qual è la differenza tra Net tv e video online: format e identità di canale da una lato; contenuti video randomici e complementari al testo dall’altro.

giugno 28, 2008 at 4:12 pm Lascia un commento

YouTube e il cinema indipendente

Buone notizie per i filmakers indipendenti: Youtube ha annunciato che aumenterà la capacità di upload video fino a 1 Gb per gli autori partner, in pratica la lunghezza di un intero film. I registi, che già utilizzano la piattaforma come canale per il proprio portfolio, potranno così distribuire non solo showreel e trailer, ma anche medio e cortometraggi.
Ogni settimana YouTube sceglierà quattro produzioni che metterà in homepage, fornendo dunque una notevole visibilità. A questo si unisce la possibilità di raccogliere pubblicità in maniera autonoma, con una percentuale di revenue sharing pari al 55% per l’utente.
YouTube diventa sempre più un’industria di intrattenimento user generated in grado di innovare nel profondo non solo l’estetica, ma anche l’economia dei media.
Vedremo se questo rappresenterà un’ulteriore democratizzazione dell’industria della net tv, o, come sostiene Mushable!, un’incredibile trovata commerciale: dopo l’outsorcing della produzione, del rating e della distribuzione dei contenuti, anche la raccolta pubblicitaria viene affidata all’iniziativa degli utenti.
Non mi sento così pessimista, e credo che essere una shell company sia esattamente, da sempre il business di YouTube: un servizio gratuito che genera un guadagno a chi lo offre.

Aggiungo una segnalazione che completa questo post: la sintesi dell’intervista che Eric Schmidt ha rilasciato al New Yorker riportata da Downloadblog il 18/6…. “Ancora non sappiamo come far soldi con YouTube”

giugno 20, 2008 at 6:58 pm Lascia un commento

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