Posts tagged ‘advertising’

Roma censura la campagna di Current

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Con grande sorpresa, scopriamo che l’Atac, l’azienda dei trasporti di Roma, ha bloccato le affissioni per la promozione della nuova stagione Vanguard di Current Italia.

In attesa delle motivazioni, questo è l’articolo:

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febbraio 20, 2009 at 2:10 pm Lascia un commento

Pubblicità contestuale su euronews

Ragazzi, davvero dobbiamo fare qualcosa… sempre più spesso l’effetto shock è più controproducente che altro.

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Questa straniante associazione, in ogni caso, è il pretesto per parlare del canale YouTube di Euronews. Dopo aver realizzato un sito davvero interessante, completo di video, immagini e interviste, la presenza su YouTube si è diversificata, proponendo No Comment Tv, un insieme di playlist composte di video raw dal mondo, la cui violenta realtà rende superfluo appunto qualunque commento: “At euronews we believe in the intelligence of our viewers and we think that the mission of a news channel is to deliver facts without any opinion or bias, so that the viewers can make their own opinion on world events. We also think that sometimes images need no explanation or commentary, which is why we created no comment and now no comment TV: to show the world from a different angle”.

Un ottimo lavoro. A parte per la pubblicità.

febbraio 6, 2009 at 12:08 pm Lascia un commento

Mark of the eagle, la web serie delle poste USA

Me lo aspettavo per automobili, software e frullatori. Me lo aspettavo per tutti i beni e servizi che trovano un mercato e una vetrina in rete, dando libero sfogo alla creatività dei pubblicitari. Non pensavo invece di trovare una web serie prodotta dalla USPS, il servizio postale statunitense. Si chiama “Mark of the Eagle” ed è una parodia del thriller, una storia di ordinaria follia in un ufficio in cui improvvisamente computer, scanner e stampanti diventano terribilmente aggressivi…. l’eroe destinato a salvare la situazione? Il postino, ovviamente! Forse una metafora dello scontro tra nuovi media, minacciosi e imprevedibili, e posta tradizionale, affidabile e sicura. Forse, ma soprattutto un’iniziativa coraggiosa da parte di un’azienda, analogica per definizione, che ha investito nel potere della rete per promuovere i suoi servizi e la sua immagine attraverso l’autoironia e l’intrattenimento del suo target.

agosto 25, 2008 at 5:52 pm 2 commenti

Cross medialità e intrattenimento: la ricetta della pubblicità online

Si è svolta a Londra lo scorso maggio la Online Publishers Association (OPA) Europe conference. Molti i temi trattati, tra cui il tema della segmentazione dei consumatori nel mediascape. Secondo Rishad Tobaccowala, CEO di Denuo e chief innovation officer di Publicis Groupe Media, stiamo assistendo al passaggio dalla segmentazione alla riaggregazione, dovuta ad un media planning attento alla cross-medialità e alle strategie di fidelizzazione: “Focusing on the way one target group—college kids, for instance—moves through the media landscape can alert brands to big opportunities […] For marketers, the challenge is to reach communities at multiple touchpoints, using both online and offline channels. “.


Cross-media e adverstising:
Secondo il rapporto di eMarketer “All TV, All the Time, Everywhere You Look“, le audiences non stanno guardando meno tv, ma più tv: “Video-on-demand, digital video recorders, the broadband Web and 3G mobile phones are giving consumers new ways to access and watch TV,” ha affermato Mr. Macklin, senior analyst di eMarketer e autore del report.
La frammentazione delle audiences su diversi media conferma l’idea di una fedeltà al contenuto piuttosto che al canale (come sostenuto da una recente ricerca di Accenture), e premia strategie di advertising basate sulla sponsorizzazione di contenuti in grado di viaggiare lungo tutta la complessa e ricca filiera dei media, digitali ed analogici.
Secondo lo studio di eMarketer “Brands Adjust to Media Fragmentation“, Fox Interactive Media è un caso esemplare da questo punto di vista: forte della sua quinta posizione rispetto a popolarità presso gli utenti, è il re della cross-medialità, possedendo “macchine per audience” come AmericanIdol.com, FOX.com, GameSpot e l’ambito MySpace. In questo modo il brand associato ad un programma potrà raggiungere il proprio target in tutti i diversi luoghi in cui si muove: un fan di American Idol, per esempio, vedrà lo show in tv, seguirà l’andamento dei concorrenti sul sito del programma, e potrà postare il suo video preferito su MySpace, triplicando la visibilità dello sponsor e dunque l’investimento iniziale.


Strategie di fidelizzazione: dal brand-site al media-channel
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Un altro modo di sfruttare l’universo digitale, è quello di trasformare il brand in editore, offrendo al consumatore un’esperienza mediale completa: la BMW, per esempio, ha creato un sito con un forte accento sui video, offrendo all’utente un luogo di intrattenimento ed interazione.
Ancora più coraggiosa la Nokia, che con la sua Green Room punta sul traget degli appassionati di musica: tutto è cominciato con un sito che offre video di backstage in esclusiva, un blog dei festival e il link con il music store della Nokia (quell’OVI che avrebbe dovuto sbaragliare iTunes). Oggi alcuni dei contenuti del sito sono stati mandati in onda nella tv inglese Channel 4, mentre altri sono comparsi sui social network e sul mobile, moltiplicandone il valore. Tero Ojanpera, executive VP per il settore entertainment e communities di Nokia ha affermato: “the company is moving beyond its handset focus, to take a central role in an always-on environment. Now the iconic Finnish brand aims to be a hub for consumers’ media experience, providing access to music and everything else that matters to them.”

Karin von Abrams, senior analyst di eMarketer sintetizza così: “The proliferation of online and offline channels is not such bad news for brands as it used to be. Not every brand has the market clout or technological know-how of Nokia. But most brands can take a leaf from Nokia’s or BMW’s book, and think of new ways to reach consumers—wherever they are.”

luglio 1, 2008 at 5:20 pm Lascia un commento

Online Video Ads: i nuovi standard

Lo IAB ha definito gli standard della pubblicità sui video online: 17 pagine di guidelines che sintetizzano le possibilità, i formati, la durata degli spot, siano essi pre-roll, overlay ads o “companion ads”, che, pur avendo un nome così simpatico, altro non sono che skin, testi e banner che circondano il player e accompagnano la visione del video.
Già dal 2005 lo IAB stava lavorando su questo punto, fondamentale secondo l’istituto per dare certezza ad un mercato sicuramente in espansione, ma ancora troppo scivoloso perché diventi mainstream.
Secondo eMarketer, infatti, proprio l’assenza di standard avrebbe rallentato la crescita del mercato: “Ongoing experiments with video ad formats and a lack of standards have, in part, kept the online video ad market from even stronger revenue growth” .
Su questo ho già detto la mia: al di là dei formati, credo che il passo fondamentale sia la standardizzazione delle metodologie di misurazione del successo di un video o di una campagna; senza quelli, un video, con la sua bella pubblicità, prima, dopo, dentro o fuori, resta sempre un mistero circa la sua efficacia.
Tornando all’oggetto di questo post, l’unica cosa che mi preme sottolineare è che se la standardizzazione dei formati può, da un lato, rassicurare gli inserzionisti e, dall’altro, decretare l’ingresso degli online video ads nel regno della pubblicità mass market, la speranza è che non si ottenga, per contro, un risultato alquanto deprimente, e cioè l’appiattimento della creatività su pochi modelli di successo.
Ciò che infatti sfugge alle aziende che vogliono investire in questo settore, è che internet non è la tv e che gli utenti non sono spettatori solitari e muti: le campagne di maggior successo non sempre sono replicabili, spesso anzi funzionano proprio perchè pensate per il video specifico, per il brand specifico, e si agganciano ad un fatto ancora più specifico (il lancio di un prodotto, l’uscita di un film, ma anche un evento di cronaca).
Mentre si procede a quest’opera di descrizione e formalizzazione, occorre continuare a sperimentare, continuare a spingere oltre non solo le tecnologie e i formati che supportano la pubblicità, ma il concetto stesso di pubblicità, da messaggio a contenuto, da fastidioso inserto, a oggetto della ricerca degli utenti. E’ necessario, pertanto, che i creativi continuino ad approfittare della spinta all’innovazione che l’anarchia funzionante di internet ha donato all’asfissia della comunicazione di massa.
Jeremy Fain, senior director dei servizi alle industrie dello IAB, ci tiene a rassicurarci: “All of our guidelines are minimum standards so as to not stifle innovation.” Meno male, perché ora come ora, non rinuncerei mai a video virali e webserie sponsorizzate… sarà anche pubblicità, ma sono sempre meglio delle tele-promozioni e dei banner!

Qui l’intervista a Randall Rothemberg, CEO di IAB

maggio 5, 2008 at 6:44 pm Lascia un commento

L’auditel della Net Tv

Uno dei temi fondamentali per parlare di nuova tv è iniziare a farne una ricognizione.
Da questo punto di vista un ottimo spunto proviene dal blog di Salvatore Ditaranto, che in qui e qui delinea una prima classificazione delle tipologie di nuovo modello televisivo emerse in Italia.

Quel che non è ancora chiaro, e che si sta cercando di capire, è quale sarà il modello di business: vendita di contenuti/format a emittenti tradizionali; vendita diretta al pubblico (sul modello iTunes); advertising, nelle sue diverse e nuove forme (overlayed sul video, prima o dopo il contenuto, nella stessa pagina…), profilazione dell’audience nel caso di net tv con community ad accesso riservato.
A mio modesto parere ci sono buone possibilità che a prevalere sia la raccolta pubblicitaria: in questo interessante articolo, FREE LOVE, si delinea il corollario di quel passaggio fondamentale dall’economia dei beni all’economia del sapere in cui siamo tutti coinvolti. Se infatti la moneta di oggi è la conoscenza, le idee, la creatività (e lo sanno bene i creativi, che Bifo definisce i “cognitari”, nuovi operai dell’industria del sapere), e se la rete ha finalmente condotto verso la consapevolezza che il sapere (inteso in senso ampio come cultura, come comunicazione) non si può vendere, ma deve essere libero, la pubblcità è il fattore cruciale, che permette di sostenere economicamente la produzione di qualcosa che non si fa pagare.
Questa è il meccanismo che ha sempre funzionato per la televisione: il network produce il programma, un’audience lo guarda, gli inserzionisti pubblicitari pagano.
E qui arrivo al punto: sulla base di quale “listino prezzi” viene pagato lo spazio pubblicitario? Ovviamente sulla base del numero di persone che hanno visto lo spot. Il numero di persone. Ecco che arriviamo alla quantificazione dell’audience, che per quanto limitata, se non addirittura fuorviante rispetto a ciò che realmente le persone fanno con i media, è tuttavia lo strumento sul quale si basa un intero comparto industriale.
La domanda a questo punto è: a quando un auditel per la net tv?
La cosa più semplice da pensare di fronte alla natura di internet è che dovrebbe essere ancora più stringente il controllo sui numeri da parte dei broadcasters (che siano grandi network o i nuovi broadcaser, in gradi di trasmettere dalle loro camerette). Un video può essere tracciato, se ne possono calcolare le views, si può verificare il buzz che ha creato in rete. Marco Bandini prova qui a fare una ricongnizione dei diversi siti che offrono servizi utili per verficare la popolarità di un contenuto o line. Ma qual è l’interpretazione di questi dati, qual è lo standard per il calcolo dell’audience della net tv? Sulla base di quale parametri e strumenti si stabilirà il listino prezzi degli spot 2.0?
Non è materia da poco. In un suo post Tommaso Tessarolo riportava una tavola sinottica in cui salta agli occhi il far west nel quale ci troviamo. E il parametro analizzato era solo uno, le views.
I grandi attori si stanno ponendo queste domande e tentano di dare delle risposte.
You Tube ha da poco annunciato Insight, un sistema che promette di fornire all’autore del video la tracciabilità del suo contenuto; FeedBurner sta rivedendo i suoi meccanismi di calcolo dei readers; il Journal Of New Communications Research ha recentemente pubblicato i primi risultati di una ricerca condotta presso gli esperti marketing per indagarne il comportamento, la percezione e gli orientamenti nei confronti del web 2.0.

Attualmente ci troviamo, dunque, in un momento cruciale ed inebriante: le decisioni che prendiamo ogni giorno, il senso comune, nell’accezione migliore del termine, inteso come negoziazione sociale del significato, che contribuiamo a creare, le prassi e le routines che andiamo a consolidare, saranno gli standard di domani. Standard su quali si baserà un mercato immateriale ma affatto virtuale.

aprile 17, 2008 at 3:14 pm 6 commenti


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