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Facebook terms of use: vincono gli utenti

Accedendo a Facebook stamattina, come parte di un rito che si consuma puntale -posta di lavoro, posta personale, facebook, skype- ho trovato il seguente post in homepage:

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Insomma, gli utenti battono facebook per 1-0: l’annunciata modifica dei termini del contratto che regola i rapporti tra i due soggetti, è stata ritirata per via delle accesse e ferme proteste delle facce che popolano il libro.

Per chi non avesse seguito la vicenda, il nuovo contratto avrebbe sostanzialmente privato gli utenti della proprietà dei contenuti postati sul social network, aggiungendo questa clausola:

“Accettando questo contratto, lei garantisce a Facebook una licenza mondiale (con il diritto di sub-licenziare) irrevocabile, perpetua, non-esclusiva, trasferibile, completamente pagata al fine di utilizzare, copiare, pubblicare, diffondere in streaming, conservare, detenere, riprodurre in pubblico, trasmettere, scannerizzare, riformattare, modificare, editare, incorniciare, tradurre, estrarre, adattare, creare opere derivate e distribuire (attraverso vari livelli), qualsiasi User Content che lei pubblica sul Servizio Facebook o in connessione ad esso […].”

Nella stessa modifica, veniva invece spazzato via il paragrafo che finora permetteva di rescindere il contratto:

“Lei può rimuovere il suo User Content dal sito in ogni momento. Se lei sceglie di rimuovere il suo User Content, la licenza sopra concessa decadrà automaticamente; tuttavia lei afferma di essere a conoscenza del fatto che l’Azienda potrebbe detenere copie d’archivio del suo User Content.”

Per fortuna la maturità degli utenti della rete è piuttosto alta, così da esercitare il ruolo di “cani da guardia del potere”, un potere immateriale, fatto di bit, ma in grado di condizionare la nostra vita in maniera ben più materiale.

Molto interessante l’analisi comparativa di Amanda L. French a proposito delle licenze dei principali social network: neanche a farlo apposta, è proprio Facebook il più cattivo. Scrive Amanda:

“[…] Go ahead and be outraged. Facebook’s claims to your content are extraordinarily grabby and arrogant. Here’s the rundown, which I go through in more detail below:

  1. Facebook apparently wants to keep all its rights to your stuff after you remove it from Facebook, and even after you delete your Facebook account; they just removed the lines that specified that their rights end when your content comes down. Nobody else (of those I looked at) would dream of that; mostly they specifically state that their rights to your content end when you remove the content from their site or delete your account.
  2. This one kills me: Facebook claims it can do whatever it wants with your content if you put a Share on Facebook link on your web page. Unbelievable–and unique, as far as I can tell. People can post links in Facebook to your content just by copying and pasting the URL, but if you want to save them a few keystrokes by putting a link or a widget on your site, Facebook claims that you’ve granted them a whole mess of rights. Count me out.
  3. Other sites point out in their terms of service that you still own your content: Facebook doesn’t mention that little fact. Facebook also neglects to remind you that you’re giving other Facebook users rights to your Facebook content, too — YouTube, for example, makes it clear that other people besides YouTube have a right to use and spread around the videos you upload. In general, other sites’ terms of service just have a more helpful tone.”

Conclusione: prima di flaggare la casella “accetto”, leggiamo molto attentamente i termini d’uso!

febbraio 18, 2009 at 11:27 am 2 commenti

Faintheart, il film di MySpace

Sarà proiettato il 28 giugno, al Festival del Cinema di Edimburgo, Faintheart, il film prodotto da MySpace e Film4, oggetto del contest MyMovieMashUp. Il film è stato realizzato in maniera collaborativa, usando la piattaforma per scegliere la squadra e costruire tutti i “pezzi” di cui un film si compone: il casting si è svolto online e sono stati gli utenti a selezionare attori e regista e quasi tutta la colonna sonora; anche il plot è stato sviluppato e scritto collettivamente dagli utenti.
In attesa di vedere il film per intero, godiamoci i diari del progetto, dalla produzione, agli attori. MySpace è, infatti, maestra nella produzione di progetti video innovativi, low budget e soprattutto nello sfruttamento del loro valore, attraverso i numerosi spin off e le format extension, quali sono,appunto, i diari legati alla produzione.
Buona visione!

ps: qualcuno sa dirmi perché ho difficoltà ad embeddare video che non provegono da YouTube su WordPress…e soprattutto, qualcuno mi dà un buon motivo per rimanere su WP??

giugno 17, 2008 at 10:51 am Lascia un commento

No star wars: la resistenza ceca allo scudo spaziale

Gli user generated content sono esplosi anche per i media mainstream, che, finalmente, si sono accorti della potenza della rete per la circolazione delle idee: pubblicità generata dagli utenti, format tv, community sono un business interessante, che in questo blog stiamo cercando di tracciare, esplorare e analizzare.
Ma l’omissione della verità, si sa, a volte è più colpevole della menzogna e ciò che i media non possono pubblicizzare è il potere della rete come medium alternativo, non vincolato ad appartenenze politiche e lobby economiche.
Questo è un video che ricostruisce la vicenda dello scudo spaziale, il programma reaganiano di difesa degli usa, riesumato dall’amministrazione Bush grazie all’appoggio del governo della Repubblica Ceca, nonostante la protesta del popolo e degli altri governi mondiali.
La resistenza ceca, nonostante l’ostruzionismo del governo, continua attraverso la protesta non-violenta: petizioni, boicottaggio dei prodotti usa, manifestazioni.
Questo video ne testimonia lo sforzo, e qui sotto la versione ridotta ne fa una sintesi. Siamo tutti chiamati a prendere posizione: diamo un senso alla rete, usiamola per ciò che davvero conta.

giugno 3, 2008 at 3:38 pm Lascia un commento

Filmaka: (anche) il cinema cerca talenti

Lo user generated semi-professionale continua la sua marcia verso il mainstream e il mercato. Una nuova iniziativa, Filmaka, si propone di finanziare i video-maker con buone idee ma nessuna produzione alle spalle attraverso dei contest; il vincitore potrà realizzare il suo film e vederlo distribuito nelle sale.
La giuria è composta da nomi noti: Wim Wenders, Paul Schrader, Bill Pullman, Zak Penn, Nayar, John Madden, Neil LaBute, Kenneth Lemberger, Dr. Herbert Kloiber, Werner Herzog, Colin Firth, Tim Delaney, Laura Bickford and Thomas Augsberger.
Oltre al mercato cinematografico, Filmaka ha già commissionato delle webserie, pagando ciascun episodio cifre tra i 700 e i 4,000 $, e ha messo in palio 40,000 $ per la produzione di un pilota destinato al canale FX di Fox.
La società riceve finanziamenti da agenzie pubblicitarie, produttori cinematografici, e privati, ed è stata fondata dal produttore Deepak Nayar (a cui si deve, tra gli altri, Buena Vista Social Club) e da Sandy Grushow, Chairman di FOX.
Visitando il channel YouTube dell’iniziativa, la cosa che colpisce di più è leggere i commenti ai lavori postati da Deepak Nayar, che come un utente qualunque commenta e partecipa in prima persona: cinema is joining the conversation!

aprile 23, 2008 at 4:29 pm 1 commento


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