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MoltoMedia: il talent scout di Mediaset

E’ online il nuovo sito di Moltomedia, il laboratorio creativo virtuale per lo sviluppo di progetti multimediali innovativi. Arricchito da un flusso video in streaming su Mogulus, e da canali Youtube, Flickr, Facebook, Twitter, MySpace, Anobii e chi più ne ha più ne metta, è un vero media center aperto alla partecipazione dal basso. La mission di moltomedia è quella di raccogliere le idee dei creativi della rete e sottoporle a Mediaset, che deciderà se e quali produrre.
Il meccanismo è quello del talent scout, sempre più chiaramente la professione chiave del web: soggetti come Mediaset, la cui capacità di investimento non sempre è accompagnata da un prontezza di intuizione e movimento verso i contenuti cross-mediali e ibridi, hanno bisogno di idee fresche, in linea con l’ambiente di rete e con le nuove diete mediali degli individui.
Iniziative come questa, o come il MoreThanZero Festival, versione “fisica” di Moltomedia, servono proprio a mettere in comunicazione il mercato, che ha voglia (e necessità) di svecchiare la propria offerta, e i creativi in cerca di un’occasione.
Dunque, se avete un’idea geniale per una delle aree elencate… fatevi sotto!
– contenuti online destinati al web
– piattaforme e prodotti di gaming
– interattività per nuovi sistemi televisivi digitali
– contenuti e servizi per piattaforme mobile
– applicazioni e contenuti diretti a device digitali offline
– software collaborativi
– applicazioni cross-mediali

giugno 10, 2008 at 10:20 am Lascia un commento

YouTube/23: i tifosi si video-raccontano

YouTube ha lanciato un nuovo channel “verticale”, stavolta dedicato ai tifosi: in vista degli europei 2008 la piattaforma ha lanciato “23 giorni, il diario dei tifosi di youtube“: “il video più bello verrà presentato nella homepage di YouTube nel giorno della finale. Gli spezzoni dei migliori contributi, inoltre, verranno montati insieme fino a creare un video-blog degli Europei 2008”.
Tre le categorie sulle quali lavorare:
– tutto sul calcio: ricrea l’azione migliore del giorno
– tifosi in azione: dai festeggiamenti all’abbigliamento, la descrizione del tifoso
– reporter di calcio: per chi sarà in Svizzera o Austria ad assistere all’evento dal vivo.
Il tifo calcistico, si sa, è una passione che muove e unisce centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo, e in Italia è quasi una fede. Ma stavolta Youtube non arriva per primo: da più di un anno TBTV manda in onda sul canale sport dei videofonini La3 Tifosi 2.0, il programma fatto dai tifosi e corredato dal blog “tifografie“. Ogni puntata costruisce un mash up di contributi user generated: dalla curva, da casa o dal pub, i commenti della partita, tele-cronache improvvisate e surreali, imitazioni e tutto ciò che la creatività rende possibile.
Così come l’idea di un film ugc non è completamente nuova, ed è sempre TBTV l’avanguardia italiana, e non solo, di questo nuovo modo di fare cinema, che potremmo definire networked cinema: “Le mie elezioni“, “I miei mondiali”, “Il mio Paese 2.0“, ospiti al Bellaria Film Festival, sono produzioni che risalgono, rispettivamente, al 2006 e al 2008.
Questo mi fa ragionare su quanto la tempistica di un progetto innovativo sia un fattore cruciale per il suo successo e per la sua capacità di spostare in avanti la frontiera dei linguaggi e dei formati: è un peccato arrivare tardi, ma è un rischio anche arrivare troppo presto.
Complimenti a TBTV per aver saputo cogliere l’intuizione.

giugno 5, 2008 at 11:35 am 1 commento

No star wars: la resistenza ceca allo scudo spaziale

Gli user generated content sono esplosi anche per i media mainstream, che, finalmente, si sono accorti della potenza della rete per la circolazione delle idee: pubblicità generata dagli utenti, format tv, community sono un business interessante, che in questo blog stiamo cercando di tracciare, esplorare e analizzare.
Ma l’omissione della verità, si sa, a volte è più colpevole della menzogna e ciò che i media non possono pubblicizzare è il potere della rete come medium alternativo, non vincolato ad appartenenze politiche e lobby economiche.
Questo è un video che ricostruisce la vicenda dello scudo spaziale, il programma reaganiano di difesa degli usa, riesumato dall’amministrazione Bush grazie all’appoggio del governo della Repubblica Ceca, nonostante la protesta del popolo e degli altri governi mondiali.
La resistenza ceca, nonostante l’ostruzionismo del governo, continua attraverso la protesta non-violenta: petizioni, boicottaggio dei prodotti usa, manifestazioni.
Questo video ne testimonia lo sforzo, e qui sotto la versione ridotta ne fa una sintesi. Siamo tutti chiamati a prendere posizione: diamo un senso alla rete, usiamola per ciò che davvero conta.

giugno 3, 2008 at 3:38 pm Lascia un commento

Pork and Beans

Ecco un video che ci da la misura dello spostamento delle audiences verso il consumo di intrattenimento dalla tv al web: gli addicted di youtube e dei viral riconosceranno sicuramente dei volti noti, le nuove stelle dello starsystem 2.0, pronte a sostituire nell’immaginario collettivo i vecchi personaggi televisivi.
Il gioco della citazione sul web non ha fine….
Grazie al signorquindici per la segnalazione!

Mag 26, 2008 at 10:56 am 2 commenti

SometimesDaily

Amanda Congdon, la star di RocketBoom, ritorna al suo primo amore, il web, “tradito” per una carriera da anchorwoman alla ABC.
Il suo nuovo videoblog si chiama SometimesDaily e viene definito “un insolito varietà interattivo che esplora i temi della vita attraverso l’occhio indagatore di Amanda Congdon”.
Avendo visto solo alcune delle puntate, mi sfugge cosa si intenda per interattività, ma suppongo sia riferita alla possibilità di interagire con Amanda tramite gli strumenti dei social media: twitter, youtube, facebook, myspace sono gli altri canali su cui è possibile vedere lo show e “conversare” con i suoi creatori.
Il sito è piuttosto semplice, ma molto piacevole dal punto di vista visivo, e il video è davvero preponderante, una net tv a tutti gli effetti, proprio come Rocketboom.com.
Enjoy it!

Mag 23, 2008 at 10:43 am Lascia un commento

You Tube: la nuova CNN?

You Tube ha lanciato un nuovo canale, Citizennews, destinato ad aggregare tutti i migliori contenuti generati dalla community di cittadini-giornalisti, ora presenti sulla piattaforma in numero elevato, ma a macchia di leopardo, con una capacità di visione d’insieme che dipende dalla “taggatura” dei video da parte degli autori.
L’obiettivo, dice Olivia M., channel manager, è rendere ” the site a go-to destination for news on the web.”
La strategia di YouTube sembra essere, dunque, quella di procedere ad una progressiva verticalizzazione dei contenuti, ulteriore rispetto alle categorie e ai canali, che renda alcune aree della piattaforma delle vere e proprie net tv tematiche, dove fruire di contenuti non necessariamente amatoriali: a partecipare al progetto, infatti, anche Wall Street Journal, VBS TV, Veracifier e texascountryreporter, iniziative tutt’altro che “user”. Dalla sua apertura, il 12 maggio, ad oggi, il channel ha già ottenuto 177 iscrizioni e 79 sottoscrizioni.

Questa è la call for entries del channel:

Mag 22, 2008 at 11:47 am Lascia un commento

Current TV Italia: qualche riflessione

Non volevo commentare, perchè credo ci sia poco da aggiungere a ciò che la blogosfera, i giornali e i social network hanno già espresso; non volevo commentare perchè è un progetto che seguo con interesse dal 2006 e da allora non ho cambiato idea al riguardo. Poi vado all’evento di presentazione l’8 maggio a Roma e respiro una sfiducia diffusa e strisciante, che dalle bocche della blogosfera riunita, si riversa sulla bella piazzetta di fronte all’Ambra Jovnelli. Infine, leggo il post di Tommaso Tessarolo, Net + Television, e non posso non pensare che l’avvento di Current potrebbe riuscire a stimolare una discussione che si era, mi sembra, un po’ sopita.
Rimando all’articolo originale, e ai suoi commenti, per capire a cosa mi riferisco, ma la sintesi è: la rete è ancora, ahimè, un bene di lusso, in cui pochi eletti possono trovare uno spazio di condivisione, espressione e democrazia (parola a mio parere inflazionata e altisonante, ma finchè non ne inventiamo un’altra, facciamocela andare bene); è la rete il regno della Net TV, una tv aperta, collaborativa, democratica; la tv è invece un mezzo chiuso, unidirezionale, autoritario secondo Pasolini, ma altresì diffuso trasversalmente nella società, anche se a pagamento, anche se satellitare.
Current tv rappresenta il tentativo di ibridare le due logiche: la logica del web, basata sulla partecipazione dei cittadini digitali, e la tv, basata sulla pervasività e familiarità del mezzo. Una tv che, pur raggiungendo tutti, accoglie tutti, da loro una cassa di risonanza per arrivare laddove un blog, probabilmente, non sarebbe arrivato.
Ora, mi soffermerei un momento su alcuni aspetti della Net Tv, così come l’abbiamo descritta in questi anni… o forse sarebbe meglio dire mesi, dato che stiamo parlando di qualcosa che ancora non esiste in forma definitiva, e che, anzi, stiamo cercando di definire allo scopo di renderla reale.
Il mio punto è: la net tv è necessariamente democratica? Partendo dal presupposto che ” si voglia considerare la NetTV una nuova forma di televisione e non “semplicemente” la pratica di appiccicare video dentro siti web”, il fatto che io possa commentare un contenuto prodotto da altri, e distribuito su un canale net tv, rende questo canale più democratico di canale 5, che mi fa chiamare da casa? Immaginiamo una Net Tv non creata da pochi amici, ma da grandi broadcaster… ah, esiste già, si chiama IPTV… quanto è democratica? Mi sembra che ci sfuggano i termini della questione, che a mio avviso è: come possiamo rendere la Tv, intesa come forma culturale, come collante sociale, come esperienza condivisa, come comparto economico, permeabile alla rivoluzione che la rete ha portato nel nostro modo di comunicare e di essere comunicati, rappresentati?
Prendiamo un caso concreto, tanto per non parlare in astratto: QuarterLife. QuarterLife nasce come Net Tv: una webserie di alta qualità, prodotta da un grande bradcaster come la NBC. Immaginiamo QuarteLife come serie tv analogica, o cable visto che proviene dagli stati uniti: niente social network, niente commenti attivi al contenuto; il suo valore sarebbe stato probabilmente quello di saper rappresentare una generazione, raccontarne la vita e le speranze. Invece nasce sul web ed ambisce a diventare la community di quella generazione, il luogo in cui non si viene raccontati, ma ci si racconta spontaneamente, superando la logica televisiva che vede gli autori intenti a fornire simulacri della nostra realtà, con le dita incrociate sotto il tavolo nella speranza di aver indovinato.
Facciamo un altro esempio: Report, la trasmissione di Raitre. Immaginatela costituita da due linee: le inchieste dei giornalisti professionisti e le inchieste degli utenti, o magari le loro reazioni all’inchiesta della puntata precedente, raccolte in rete, e inserite nel flusso del programma in onda; immaginate questo impianto prima in onda su Raitre e poi su una net tv dedicata. Cosa cambia? Il fatto che Raitre, essendo un’emanazione del potere politico, potrebbe bloccare alcuni commenti? Possibile, ma esiste sempre il sito dedicato e, in ogni caso, la rete non si ferma, non ha confini.
Credo che il nodo sia: la net tv è un problema tecnologico/economico o culturale?
Quel che voglio dire è che, a prescindere dal mezzo di trasmissione, che al momento deve subire ancora diverse trasformazioni e codificazioni (per esempio dei formati e degli standard di trasmissione/ricezione), il problema sta nel processo di inclusione della moltitudine all’interno della comunicazione televisiva, un’inclusione che non si limita a fornire un palcoscenico per chi vuole essere famoso, o amico di qualcuno, ma per chi ha delle cose da dire e cerca solo orecchie che vogliano ascoltare.
Non credo che Current, per il solo fatto di essere ospitata su Sky, possa essere liquidata come vecchia tv: certo, non tutti si possono permettere Sky, ma personalmente non ho neanche il DTT… troverò il modo di fruirla, e semmai, dovrebbe essere un problema di Mr. Gore, che non raggiunge un’audience così elevata, piuttosto che del pubblico, indignato perchè è stato scelto Murdoch come partner. Non dimentichiamo, inoltre, che Current ha la sua vita prevalentemente online, dove esiste una community veramente attiva; in cui i videomaker (e non quelli che possiedono una videocamera e postano i loro video su youtube, che sono molti di più), possono dare visibilità ai loro lavori, far parte di un palinsesto che raggiunge un numero di persone comunque ulteriore rispetto al web, ricevere un compenso per il loro lavoro e far parte di un progetto condiviso.
Non penso, inoltre, che la presenza di Current sia una rinuncia alla sperimentazione nel campo della Net tv, basta vedere la quantità di domini .tv che vengono acquisiti ogni giorno; penso anzi che possa essere uno stimolo a fare di più e meglio, magari accettando che gran parte degli italiani non sanno neanche cosa sia una Net tv (e su questo segnalo il bel post Daniele Cerra, “L’Italia è pronta per Current Tv?“).
Pensiamo piuttosto allo switch off, e a come l’Italia lo vorrà affrontare, a quali alternative avremo a disposizione. Dopodichè, concordo con Giorgio, che nei commenti al post di Tommaso scrive: “si eviti di fare management con i soldi degli altri. Questa roba costa, e non poco, perciò chi vuole la qualità en plein air, metta le mani in tasca e cacci il grano. Per ora prendiamola come una beta, godiamoci gli Ugc di qualità, proviamo a far crescere la comunità vlogger e vediamo se questa palestra consentirà una nuova generazione di video maker pronti a nuove sfide per il next-level.”
E voi, che ne pensate?

Mag 15, 2008 at 6:41 pm 6 commenti

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