Sevizio pubblico francese: il canone lo pagano le Telco

maggio 28, 2008 at 12:03 pm 1 commento

Mentre nel mondo la televisione, pubblica o privata che sia, continua il suo inarrestabile percorso verso la trasformazione dei modelli, dei contenuti e delle piattaforme, in Italia tutto tace, specie in Rai. Probabilmente sono troppo occupati a seguire le vicende politiche dalle quali dipende, o ad aumentare la raccolta pubblicitaria che affligge lo spettatore nonostante continui a pagare un canone che lo illude di essere ancora il proprietario del servizio pubblico.
Inutile citare il caso BBC: channel su YouTube, profilo su Twitter, BBCiPlayer per rivedere i programmi dell’ultima settimana.
Interessante anche il caso francese, dove più che nella revisione delle modalità di erogazione dei contenuti e dei contenuti stessi, Sarkozy ha deciso di puntare sulla redistribuzione dei costi per mantenerla: i cittadini francesi infatti non vedranno più pubblicità, senza per questo subire un aumento del canone. Secondo il ministro della Cultura potrebbero essere le telco a pagare: “Lo scenario che mi sembra più interessante è quello di un’imposta per emittenti private e telcos […] il fatturato dell’operatore Orange è enorme, intorno ai 50 miliardi di euro, oltre ad avere un Ebitda considerevole”.
La cosa che stupisce, per me, italiana abituata a vedere i grandi capitani d’industria offrire banchetti pantagruelici, ma non a metter mano al portafoglio se si tratta di investimenti per la cultura e per i cittadini, è la risposta degli interessati: già da tempo le telco hanno dato la disponibilità a contribuire al sostegno della tv pubblica; dopo aver accettato il Cosip, conto di sostegno all’industria audiovisiva, Frank Esser, presidente della Federazione Francese delle Telecom (FFT), ha dichiarato: “Siamo pronti a fare ancora di più, in modo giusto e non discriminatorio, con un contributo sulle entrate pubblicitarie provenienti dai nostri portali internet che, anche se ancora modesti, cresceranno col tempo grazie all’aumentata audience dei siti degli operatori mobili e Isp”.
L’aumentata audience sul web, giusto; perchè tassare un’industria emergente, chide l’Asic, l’associazione che raggruppa le industrie del settore (tra cui Microsoft, Dailymotion, Google): “una tassazione di Internet, quale che sia il suo perimetro, per finanziare la televiosne, rivela una visione che guarda al passato: tassare la marina a vapore per finanziare la marina a vela”. Vero, ma sarebbe interessante forse scoprire che la tv si può fare con meno soldi, e che, magari, i tempi son maturi per traghettare le audiences ancora poco abituate alla net tv, verso forme di fruizione multi-piattaforma: se le telco contribuissero a mantenerla, chissà che la tv pubblica non riceva una ventata di freschezza, imparando termini come social network, net tv, mobisodes…

In Italia lo spettatore televisivo non sembra troppo felice del suo rapporto con il servizio pubblico… Nicolò Gianelli lo descrive così:

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1 commento Add your own

  • 1. Jean  |  luglio 15, 2008 alle 3:09 pm

    Ciao Ilaria!
    Grazie per aver linkato il video!
    Tramite il link ho scoperto il tuo sito, di cui non conoscevo l’esistenza…

    Ora avrai un lettore in più!
    Come va a Treviso? (Sempre che tu sia ancora lì)
    Sempre mitica,
    a presto,
    Nicolò

    Rispondi

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