Current TV Italia: qualche riflessione

maggio 15, 2008 at 6:41 pm 6 commenti

Non volevo commentare, perchè credo ci sia poco da aggiungere a ciò che la blogosfera, i giornali e i social network hanno già espresso; non volevo commentare perchè è un progetto che seguo con interesse dal 2006 e da allora non ho cambiato idea al riguardo. Poi vado all’evento di presentazione l’8 maggio a Roma e respiro una sfiducia diffusa e strisciante, che dalle bocche della blogosfera riunita, si riversa sulla bella piazzetta di fronte all’Ambra Jovnelli. Infine, leggo il post di Tommaso Tessarolo, Net + Television, e non posso non pensare che l’avvento di Current potrebbe riuscire a stimolare una discussione che si era, mi sembra, un po’ sopita.
Rimando all’articolo originale, e ai suoi commenti, per capire a cosa mi riferisco, ma la sintesi è: la rete è ancora, ahimè, un bene di lusso, in cui pochi eletti possono trovare uno spazio di condivisione, espressione e democrazia (parola a mio parere inflazionata e altisonante, ma finchè non ne inventiamo un’altra, facciamocela andare bene); è la rete il regno della Net TV, una tv aperta, collaborativa, democratica; la tv è invece un mezzo chiuso, unidirezionale, autoritario secondo Pasolini, ma altresì diffuso trasversalmente nella società, anche se a pagamento, anche se satellitare.
Current tv rappresenta il tentativo di ibridare le due logiche: la logica del web, basata sulla partecipazione dei cittadini digitali, e la tv, basata sulla pervasività e familiarità del mezzo. Una tv che, pur raggiungendo tutti, accoglie tutti, da loro una cassa di risonanza per arrivare laddove un blog, probabilmente, non sarebbe arrivato.
Ora, mi soffermerei un momento su alcuni aspetti della Net Tv, così come l’abbiamo descritta in questi anni… o forse sarebbe meglio dire mesi, dato che stiamo parlando di qualcosa che ancora non esiste in forma definitiva, e che, anzi, stiamo cercando di definire allo scopo di renderla reale.
Il mio punto è: la net tv è necessariamente democratica? Partendo dal presupposto che ” si voglia considerare la NetTV una nuova forma di televisione e non “semplicemente” la pratica di appiccicare video dentro siti web”, il fatto che io possa commentare un contenuto prodotto da altri, e distribuito su un canale net tv, rende questo canale più democratico di canale 5, che mi fa chiamare da casa? Immaginiamo una Net Tv non creata da pochi amici, ma da grandi broadcaster… ah, esiste già, si chiama IPTV… quanto è democratica? Mi sembra che ci sfuggano i termini della questione, che a mio avviso è: come possiamo rendere la Tv, intesa come forma culturale, come collante sociale, come esperienza condivisa, come comparto economico, permeabile alla rivoluzione che la rete ha portato nel nostro modo di comunicare e di essere comunicati, rappresentati?
Prendiamo un caso concreto, tanto per non parlare in astratto: QuarterLife. QuarterLife nasce come Net Tv: una webserie di alta qualità, prodotta da un grande bradcaster come la NBC. Immaginiamo QuarteLife come serie tv analogica, o cable visto che proviene dagli stati uniti: niente social network, niente commenti attivi al contenuto; il suo valore sarebbe stato probabilmente quello di saper rappresentare una generazione, raccontarne la vita e le speranze. Invece nasce sul web ed ambisce a diventare la community di quella generazione, il luogo in cui non si viene raccontati, ma ci si racconta spontaneamente, superando la logica televisiva che vede gli autori intenti a fornire simulacri della nostra realtà, con le dita incrociate sotto il tavolo nella speranza di aver indovinato.
Facciamo un altro esempio: Report, la trasmissione di Raitre. Immaginatela costituita da due linee: le inchieste dei giornalisti professionisti e le inchieste degli utenti, o magari le loro reazioni all’inchiesta della puntata precedente, raccolte in rete, e inserite nel flusso del programma in onda; immaginate questo impianto prima in onda su Raitre e poi su una net tv dedicata. Cosa cambia? Il fatto che Raitre, essendo un’emanazione del potere politico, potrebbe bloccare alcuni commenti? Possibile, ma esiste sempre il sito dedicato e, in ogni caso, la rete non si ferma, non ha confini.
Credo che il nodo sia: la net tv è un problema tecnologico/economico o culturale?
Quel che voglio dire è che, a prescindere dal mezzo di trasmissione, che al momento deve subire ancora diverse trasformazioni e codificazioni (per esempio dei formati e degli standard di trasmissione/ricezione), il problema sta nel processo di inclusione della moltitudine all’interno della comunicazione televisiva, un’inclusione che non si limita a fornire un palcoscenico per chi vuole essere famoso, o amico di qualcuno, ma per chi ha delle cose da dire e cerca solo orecchie che vogliano ascoltare.
Non credo che Current, per il solo fatto di essere ospitata su Sky, possa essere liquidata come vecchia tv: certo, non tutti si possono permettere Sky, ma personalmente non ho neanche il DTT… troverò il modo di fruirla, e semmai, dovrebbe essere un problema di Mr. Gore, che non raggiunge un’audience così elevata, piuttosto che del pubblico, indignato perchè è stato scelto Murdoch come partner. Non dimentichiamo, inoltre, che Current ha la sua vita prevalentemente online, dove esiste una community veramente attiva; in cui i videomaker (e non quelli che possiedono una videocamera e postano i loro video su youtube, che sono molti di più), possono dare visibilità ai loro lavori, far parte di un palinsesto che raggiunge un numero di persone comunque ulteriore rispetto al web, ricevere un compenso per il loro lavoro e far parte di un progetto condiviso.
Non penso, inoltre, che la presenza di Current sia una rinuncia alla sperimentazione nel campo della Net tv, basta vedere la quantità di domini .tv che vengono acquisiti ogni giorno; penso anzi che possa essere uno stimolo a fare di più e meglio, magari accettando che gran parte degli italiani non sanno neanche cosa sia una Net tv (e su questo segnalo il bel post Daniele Cerra, “L’Italia è pronta per Current Tv?“).
Pensiamo piuttosto allo switch off, e a come l’Italia lo vorrà affrontare, a quali alternative avremo a disposizione. Dopodichè, concordo con Giorgio, che nei commenti al post di Tommaso scrive: “si eviti di fare management con i soldi degli altri. Questa roba costa, e non poco, perciò chi vuole la qualità en plein air, metta le mani in tasca e cacci il grano. Per ora prendiamola come una beta, godiamoci gli Ugc di qualità, proviamo a far crescere la comunità vlogger e vediamo se questa palestra consentirà una nuova generazione di video maker pronti a nuove sfide per il next-level.”
E voi, che ne pensate?

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6 commenti Add your own

  • 1. valedip  |  maggio 16, 2008 alle 10:56 am

    Penso che Current, un idea ormai stabilmente radicata in altri mercati, in Italia prenderà la piega del laboratorio: ovvero una modalità classica di realizzazione dei contenuti redazionali, affiancata esattamente da quello che dice Giorgio: una palestra. Il livello qualitativo e il numero dei videomaker italiani è largamente insufficente (non me ne vogliano i videomaker che leggono…) a sostenere un progetto che possa competere con la televisione tradizionale. Ma francamente è un’altra cosa mi turba, vagamente terra-terra: la sfifucia verso current, oltre che frutto della riflessione di un elite di intrippati, è il sintomo preoccupante di una litigiosità puntigliosa e astiosa tutta italiana che sta erodendo dall’interno molte delle video community più vitali (vedi qoob, zooppa e molte altre)…se current diventa l’ennesimo forum dove mendicare voti per “andare in tv” e insultarsi a vicenda (possibilmente in quattro gatti) la cosa sarà finita prima di cominciare

    Rispondi
  • 2. antoniocontent  |  maggio 16, 2008 alle 11:29 am

    bel post, equilibrato e senza pregiudizi talebani…si apprezza sempre di più la differenza tra chi scrive tanto per scrivere e chi lo fa perchè è seriamente interessato, quando non appassionato, a certi argomenti.

    gli UGC si prestano benissimo a questo equivoco di fondo. ci sono in giro troppe persone che per il fatto di produrre UGC pensano che il loro parere sulle logiche di distribuzione sia interessante come quello di chi si occupa di distribuzione a livello professionale

    a

    Rispondi
  • 3. RR  |  maggio 16, 2008 alle 11:52 am

    d’accordissimo con Antonio: la stragrande maggioranza dei produttori di UGC italiani confondono le loro capacita creative con quelle gestionali e soprattutto vedono esclusivamente il microcosmo della community, basato su valori e regole più o meno scritte lontane da quelle del mercato televisivo, e finiscono per scambiarlo per l’universo…mi auguro che current abbia la costanza di inaugurare una stagione più matura.

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  • 4. Tommaso Tessarolo  |  maggio 16, 2008 alle 2:23 pm

    Ciao Ila, ho preso un giorno di ferie per leggere il tuo post ma alla fine ne è valsa la pena. Quello che mi fa piacere è che chi come te ha condiviso sin dal principio gli obiettivi sperimentali della ricerca intorno ai temi della nuova televisione continui a capire il senso di quanto sta accadendo nei vari passaggi di quella che considero una continua esperienza, un viaggio verso una meta che per il momento possiamo solo ipotizzare.

    Credo ci siano tanti elementi emblematici nelle reazioni che si stanno manifestando intorno a Current. E’ interessante ad esempio vedere quanti commenti ci siano di persone che non hanno mai visto il canale. Quante stroncature da chi ha avuto solo 30 minuti d’esperienza. Quanti critichino l’opposto di quanto avevano sempre sostenuto.

    E’ interessante caprie quanta poca speranza ci sia in una fascia di pensatori e quanta poca propensione all’azione contraddistigua i critici più feroci.

    Current in Italia è appena nata e ha mostrato quasi nulla dei progetti che sto cercando di portare avanti (molti dei quali sono l’esatta continuazione delle sperimentazioni di N3TV) eppure si è subito posta dichiarando a tutti: facciamola assieme. Non vi piace? Cambiamola. Ci sono argomenti scomodi sul tavolo, discutiamone.

    Siamo solo su SKY? Faremo il possibile per renderlo un progetto il più aperto possibile anche se, lasciamelo dire, non trovo affatto scandaloso che per vedere SKY si debbano pagare 15 euro x 12 mesi quanto che si sia costretti a pagare 8,83 x 12 per (non) vedere la RAI.

    Insomma, come sai, trovo Current il passo successivo del ragionamento. Vediamo quale sarà il prossimo, lavoriamo per capirlo ragionando tutti assieme. A te un grazie, come sempre.

    Rispondi
  • 5. Hamlet  |  giugno 5, 2008 alle 1:53 pm

    ciao, da oggi è possibile vedere Current Tv (e altri 5 canali) gratuitamente sui telefonini 3, attraverso lo standard DVB-H. Meglio di niente (per quanto si possa “vedere” una tv sullo schermo di un cell), speriamo che Current TV arrivi anche sul dtt perchè non tutti possono permettersi un abbonamento a mondo sky. Per Tommaso: la rai non sarà il massimo però, tra le altre cose, svolge un ruolo di informazione locale (tg e gr regionali) che sky nemmeno si sogna di fare.
    Complimenti per questo blog (ti consiglierei di mettere la tua e-mail da qualche parte nel blog).
    info su 3:
    http://www.digital-sat.it/new.php?id=14347

    Rispondi
  • 6. ilarianicosia  |  giugno 5, 2008 alle 3:08 pm

    @Hamlet: grazie per la segnalazione, molto interessante… e anche per i complimenti!
    Provvedo subito ad aggiungere i miei contatti ; )

    Rispondi

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