UGC, social Network e ROI

aprile 21, 2008 at 6:45 pm 1 commento

Riprendo il commento di sciatto al post precedente per affrontare un tema “caldo” per il futuro: le aziende stanno iniziando a capire che la pubblicità è cambiata e che user generated contents e social network sites possono essere preziosissimi alleati per incrementare la propria brand equity. Un recente studio di eMarketer recita: “Since many of the growing numbers of Internet users creating social media are also consuming it, this is a content chain that feeds on itself”; l’utente genera il contenuto, lo fruisce e, in più, aiuta a farlo circolare attraverso i suoi contatti, in un circolo virtuoso che valorizza il contenuto anche dal punto di vista economico. Nello stesso studio infatti si ipotizza una crescita delle revenue da pubblicità sui contenuti generati dagli utenti, in grado di raggiungere gli 824 milioni di dollari nel 2012.
Il punto è: cosa guadagna l’utente che genera il contenuto? Come può avvenire un’equa e trasparente ridistribuzione dei ricavi?
I modelli esistono, tra tentativi e sperimentazioni: google adsense, che mette in contatto produttore del contenuto ed inserzionista senza che i due debbano neanche sapere della reciproca esistenza; current tv, lulu.com, qoob, sono altri esempi di condivisione del valore generato grazie agli utenti produttori.
Non dimentichiamo, infatti, che gli utenti sono persone, e come tali irrazionali. Potrebbero, un giorno, decidere di non generare contenuti, facendo saltare le rosee previsioni dei pubblicitari….dopo lo sciopero degli scrittori americani, ci aspetta forse uno sciopero degli utenti-produttori?

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1 commento Add your own

  • 1. valedip  |  aprile 28, 2008 alle 4:32 pm

    sciopero dell’UGC? potrebbe essere una cosa da fare, prima che i migliori si stufino di lavorare praticamente gratis…credo sia già sotto gli occhi di tutti che, almeno in Italia, i contenitori UGC si stiano nettamente polarizzando, divisi tra chi “ti pago, poco ma ti pago e ti pago sicuro” e coloro che tergiversano, con le inevitabile conseguenze sul livello medio dei contenuti. Di qui a trasformare quello del videomaker in un lavoro, ne passa. Dunque se qui si comincia a organizzare lo sciopero, contatemi.

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