L’auditel della Net Tv

aprile 17, 2008 at 3:14 pm 6 commenti

Uno dei temi fondamentali per parlare di nuova tv è iniziare a farne una ricognizione.
Da questo punto di vista un ottimo spunto proviene dal blog di Salvatore Ditaranto, che in qui e qui delinea una prima classificazione delle tipologie di nuovo modello televisivo emerse in Italia.

Quel che non è ancora chiaro, e che si sta cercando di capire, è quale sarà il modello di business: vendita di contenuti/format a emittenti tradizionali; vendita diretta al pubblico (sul modello iTunes); advertising, nelle sue diverse e nuove forme (overlayed sul video, prima o dopo il contenuto, nella stessa pagina…), profilazione dell’audience nel caso di net tv con community ad accesso riservato.
A mio modesto parere ci sono buone possibilità che a prevalere sia la raccolta pubblicitaria: in questo interessante articolo, FREE LOVE, si delinea il corollario di quel passaggio fondamentale dall’economia dei beni all’economia del sapere in cui siamo tutti coinvolti. Se infatti la moneta di oggi è la conoscenza, le idee, la creatività (e lo sanno bene i creativi, che Bifo definisce i “cognitari”, nuovi operai dell’industria del sapere), e se la rete ha finalmente condotto verso la consapevolezza che il sapere (inteso in senso ampio come cultura, come comunicazione) non si può vendere, ma deve essere libero, la pubblcità è il fattore cruciale, che permette di sostenere economicamente la produzione di qualcosa che non si fa pagare.
Questa è il meccanismo che ha sempre funzionato per la televisione: il network produce il programma, un’audience lo guarda, gli inserzionisti pubblicitari pagano.
E qui arrivo al punto: sulla base di quale “listino prezzi” viene pagato lo spazio pubblicitario? Ovviamente sulla base del numero di persone che hanno visto lo spot. Il numero di persone. Ecco che arriviamo alla quantificazione dell’audience, che per quanto limitata, se non addirittura fuorviante rispetto a ciò che realmente le persone fanno con i media, è tuttavia lo strumento sul quale si basa un intero comparto industriale.
La domanda a questo punto è: a quando un auditel per la net tv?
La cosa più semplice da pensare di fronte alla natura di internet è che dovrebbe essere ancora più stringente il controllo sui numeri da parte dei broadcasters (che siano grandi network o i nuovi broadcaser, in gradi di trasmettere dalle loro camerette). Un video può essere tracciato, se ne possono calcolare le views, si può verificare il buzz che ha creato in rete. Marco Bandini prova qui a fare una ricongnizione dei diversi siti che offrono servizi utili per verficare la popolarità di un contenuto o line. Ma qual è l’interpretazione di questi dati, qual è lo standard per il calcolo dell’audience della net tv? Sulla base di quale parametri e strumenti si stabilirà il listino prezzi degli spot 2.0?
Non è materia da poco. In un suo post Tommaso Tessarolo riportava una tavola sinottica in cui salta agli occhi il far west nel quale ci troviamo. E il parametro analizzato era solo uno, le views.
I grandi attori si stanno ponendo queste domande e tentano di dare delle risposte.
You Tube ha da poco annunciato Insight, un sistema che promette di fornire all’autore del video la tracciabilità del suo contenuto; FeedBurner sta rivedendo i suoi meccanismi di calcolo dei readers; il Journal Of New Communications Research ha recentemente pubblicato i primi risultati di una ricerca condotta presso gli esperti marketing per indagarne il comportamento, la percezione e gli orientamenti nei confronti del web 2.0.

Attualmente ci troviamo, dunque, in un momento cruciale ed inebriante: le decisioni che prendiamo ogni giorno, il senso comune, nell’accezione migliore del termine, inteso come negoziazione sociale del significato, che contribuiamo a creare, le prassi e le routines che andiamo a consolidare, saranno gli standard di domani. Standard su quali si baserà un mercato immateriale ma affatto virtuale.

Entry filed under: audience, Uncategorized. Tags: , , , , , .

Hello Wor(l)d UGC, social Network e ROI

6 commenti Add your own

  • 1. Mr. Fifteen  |  aprile 17, 2008 alle 3:21 pm

    Good post… and good blog!🙂

    Rispondi
  • 2. ilarianicosia  |  aprile 17, 2008 alle 5:09 pm

    Thank you mr fifteen, hope to see you again on this blog!

    Rispondi
  • 3. Salvatore Ditaranto  |  aprile 17, 2008 alle 7:37 pm

    Spero non sia come l’auditel della tv… ma a prescindere dia numeri una ricerca importante sarà quella dei profili: chi guarda la net-tv? Chi sono i net-nativi?

    Ad ogni modo benvenuta nella blogosfera….

    Rispondi
  • 4. sciatto  |  aprile 19, 2008 alle 1:20 am

    ma se il network produce il contenuto, e guardandolo l’operaio-audience produce il plusvalore per l’inserzionista, che poi paga il prodotto al network, la domanda è anche: se sulla rete il pubblico è sveglio e attivo e produce il contenuto che guarda, a chi deve soldi l’inserzionista?

    un po’ come il paradosso del barbiere…

    viva il tuo blog!
    kiz

    Rispondi
  • 5. ilarianicosia  |  aprile 21, 2008 alle 10:17 am

    @Salvatore: indubbiamente è importante scoprire chi guarda la net tv e soprattutto quali sono le modalità e i livelli di attenzione nei confronti del contenuto. A questo proposito segnalo, e lo farò anche in un post più in là, una ricerca condotta dal Professor Adam Joinson dell’Università di Bath, che ha indagato l’uso di Facebook da parte degli utenti. L’articolo di Luca Chittaro su Nova.

    @ sciatto: è esattamente questo il punto: la tanto decantata e cercata democratizzazione della televisione non può ridursi alla partecipazione del pubblico in quanto produttore di contenuto, o, addirittura, come contenuto puro. La vera sfida è, al contrario, rendere l’utente che genera un contenuto partecipe dell’industria e dell’economia dei media che esso ha contribuito a far crescere. Su questa aspirazione i modelli esistono e si stanno perfezionando nella pratica: lulu.com, qoob, current tv, theblogtv, sono solo alcuni esempi di come la net tv e la partecipazione degli utenti non possa avvenire senza un sistema chiaro e trasparente di revenue shring.

    viva i commenti che stimolano la discussione!

    Rispondi
  • […] elaborerà dati forniti da terze parti, incrociandoli con i risultati delle interviste telefoniche. Nuovamente, quindi, siamo di fronte al problema della misurazione dell’audience e della definizione di […]

    Rispondi

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Trackback this post  |  Subscribe to the comments via RSS Feed


Categorie

Feeds

il pubblico editore


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: