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Strike Tv: il network dei creativi in sciopero

Il post precedente parlava della hollywood “in”, che apre il suo social network esclusivo, chiede agli attori famosi di dare lezioni agli emergenti, si propone di diventare il talent sout per i produttori….
L’altra faccia della medaglia è StrkeTv, l’iniziativa lanciata dagli attori e sceneggiatori americani che partecipano allo sciopero che rischia nuovamente di bloccare molte produzioni di cinema e tv.
Strike Tv, o “Hollywood unplugged” come si autodefiniscono i creatori “is the first ever online network created by Hollywood storytellers that brings original, high-quality video entertainment to the world. Strike.TV is a positive force on the forefront of the changing new media landscape. We empower professional film and television story-tellers by offering them creative freedom, welcoming them to retain ownership of their material and helping them monetize and distribute their work across the Web. We empower advertisers by connecting them with Hollywood creative talent [...] And we embolden audiences by offering them high-quality, original scripted programming they can watch when they want, how they want and where they want. And we’re serving it all up for free”.


Add comment Luglio 15, 2008

MoltoMedia: il talent scout di Mediaset

E’ online il nuovo sito di Moltomedia, il laboratorio creativo virtuale per lo sviluppo di progetti multimediali innovativi. Arricchito da un flusso video in streaming su Mogulus, e da canali Youtube, Flickr, Facebook, Twitter, MySpace, Anobii e chi più ne ha più ne metta, è un vero media center aperto alla partecipazione dal basso. La mission di moltomedia è quella di raccogliere le idee dei creativi della rete e sottoporle a Mediaset, che deciderà se e quali produrre.
Il meccanismo è quello del talent scout, sempre più chiaramente la professione chiave del web: soggetti come Mediaset, la cui capacità di investimento non sempre è accompagnata da un prontezza di intuizione e movimento verso i contenuti cross-mediali e ibridi, hanno bisogno di idee fresche, in linea con l’ambiente di rete e con le nuove diete mediali degli individui.
Iniziative come questa, o come il MoreThanZero Festival, versione “fisica” di Moltomedia, servono proprio a mettere in comunicazione il mercato, che ha voglia (e necessità) di svecchiare la propria offerta, e i creativi in cerca di un’occasione.
Dunque, se avete un’idea geniale per una delle aree elencate… fatevi sotto!
- contenuti online destinati al web
- piattaforme e prodotti di gaming
- interattività per nuovi sistemi televisivi digitali
- contenuti e servizi per piattaforme mobile
- applicazioni e contenuti diretti a device digitali offline
- software collaborativi
- applicazioni cross-mediali


Add comment Giugno 10, 2008

Pork and Beans

Ecco un video che ci da la misura dello spostamento delle audiences verso il consumo di intrattenimento dalla tv al web: gli addicted di youtube e dei viral riconosceranno sicuramente dei volti noti, le nuove stelle dello starsystem 2.0, pronte a sostituire nell’immaginario collettivo i vecchi personaggi televisivi.
Il gioco della citazione sul web non ha fine….
Grazie al signorquindici per la segnalazione!


1 comment Maggio 26, 2008

“Millennials” Goals

Motorola ha pubblicato uno studio sulle abitudini di fruizione dei “millennials” ovvero la generazione 16-27, nata e cresciuta nell’epoca dell’abbondanza mediale e target cruciale per interessi e crescente potere d’acquisto.
Lo studio si è focalizzato su due aspetti: l’uso e il consumo di rich media, e l’influenza che il target ha sull’acquisto e la fruizione di tecnologie e contenuti, confermando, per l’ennesima volta, lo spostamento del consumo verso l’on demand e il multipiattaforma.

In breve i risultati:

Decisioni di acquisto:

il 71% influenza le decisioni di acquisto della famiglia per quanto riguarda l’abbonamento alla pay tv o l’attivazione di una linea adsl; interessante il fatto che l’influenza si eserciti anche da parte di figli che non vivono più con i genitori.
il 70% pensa che le proprie aspettative circa i rich media siano nettamente maggiori rispetto a quelle dei genitori, confermando l’esistenza di un gap generazionale che ruota tutto intorno ai media.

Abitudini di fruizione:
l’85% possiede un abbonamento alla cable tv o al satellite, mentre il 42% afferma di desiderarne uno.
l’83% è interessato alla possibilità di scaricare i programmi Tv e vederli su un dispositivo mobile.

La ricerca sottolinea qualcosa che è ormai chiaro e palese, ma le evidenze empiriche (per quanto basate su un campione di soli 1000 intervistati) servono a rassicurare il mercato e ad aiutarlo ad investire con più coraggio in contenuti cross-mediali e piattaforme di fruizione innovative. Confrontando infatti il quadro descritto da questo studio con i dati emersi dalla ricerca commissionata da Tiscali “Il futuro della televisione in Italia”, appare chiaro che il nostro Paese si trova in uno stato di arretratezza inquietante, e che i nostri grandi player, Rai, Mediaset e La7, continuano ad essere troppo timidi, pagando con l’abbandono dei giovani e la permanenza di una platea di spettatori ultra 50enni, poco prelibati per gli inserzionisti. Il rischio è quello di avere un Paese a due velocità: i paleo-spettatori, legati ancora alla vecchia tv analogica, che vivranno lo switch-off come un trauma, e i neo-spettatori, in cerca di esperienze mediali tecnologicamente avanzate ed integrate.


3 comments Maggio 23, 2008

Current TV Italia: qualche riflessione

Non volevo commentare, perchè credo ci sia poco da aggiungere a ciò che la blogosfera, i giornali e i social network hanno già espresso; non volevo commentare perchè è un progetto che seguo con interesse dal 2006 e da allora non ho cambiato idea al riguardo. Poi vado all’evento di presentazione l’8 maggio a Roma e respiro una sfiducia diffusa e strisciante, che dalle bocche della blogosfera riunita, si riversa sulla bella piazzetta di fronte all’Ambra Jovnelli. Infine, leggo il post di Tommaso Tessarolo, Net + Television, e non posso non pensare che l’avvento di Current potrebbe riuscire a stimolare una discussione che si era, mi sembra, un po’ sopita.
Rimando all’articolo originale, e ai suoi commenti, per capire a cosa mi riferisco, ma la sintesi è: la rete è ancora, ahimè, un bene di lusso, in cui pochi eletti possono trovare uno spazio di condivisione, espressione e democrazia (parola a mio parere inflazionata e altisonante, ma finchè non ne inventiamo un’altra, facciamocela andare bene); è la rete il regno della Net TV, una tv aperta, collaborativa, democratica; la tv è invece un mezzo chiuso, unidirezionale, autoritario secondo Pasolini, ma altresì diffuso trasversalmente nella società, anche se a pagamento, anche se satellitare.
Current tv rappresenta il tentativo di ibridare le due logiche: la logica del web, basata sulla partecipazione dei cittadini digitali, e la tv, basata sulla pervasività e familiarità del mezzo. Una tv che, pur raggiungendo tutti, accoglie tutti, da loro una cassa di risonanza per arrivare laddove un blog, probabilmente, non sarebbe arrivato.
Ora, mi soffermerei un momento su alcuni aspetti della Net Tv, così come l’abbiamo descritta in questi anni… o forse sarebbe meglio dire mesi, dato che stiamo parlando di qualcosa che ancora non esiste in forma definitiva, e che, anzi, stiamo cercando di definire allo scopo di renderla reale.
Il mio punto è: la net tv è necessariamente democratica? Partendo dal presupposto che ” si voglia considerare la NetTV una nuova forma di televisione e non “semplicemente” la pratica di appiccicare video dentro siti web”, il fatto che io possa commentare un contenuto prodotto da altri, e distribuito su un canale net tv, rende questo canale più democratico di canale 5, che mi fa chiamare da casa? Immaginiamo una Net Tv non creata da pochi amici, ma da grandi broadcaster… ah, esiste già, si chiama IPTV… quanto è democratica? Mi sembra che ci sfuggano i termini della questione, che a mio avviso è: come possiamo rendere la Tv, intesa come forma culturale, come collante sociale, come esperienza condivisa, come comparto economico, permeabile alla rivoluzione che la rete ha portato nel nostro modo di comunicare e di essere comunicati, rappresentati?
Prendiamo un caso concreto, tanto per non parlare in astratto: QuarterLife. QuarterLife nasce come Net Tv: una webserie di alta qualità, prodotta da un grande bradcaster come la NBC. Immaginiamo QuarteLife come serie tv analogica, o cable visto che proviene dagli stati uniti: niente social network, niente commenti attivi al contenuto; il suo valore sarebbe stato probabilmente quello di saper rappresentare una generazione, raccontarne la vita e le speranze. Invece nasce sul web ed ambisce a diventare la community di quella generazione, il luogo in cui non si viene raccontati, ma ci si racconta spontaneamente, superando la logica televisiva che vede gli autori intenti a fornire simulacri della nostra realtà, con le dita incrociate sotto il tavolo nella speranza di aver indovinato.
Facciamo un altro esempio: Report, la trasmissione di Raitre. Immaginatela costituita da due linee: le inchieste dei giornalisti professionisti e le inchieste degli utenti, o magari le loro reazioni all’inchiesta della puntata precedente, raccolte in rete, e inserite nel flusso del programma in onda; immaginate questo impianto prima in onda su Raitre e poi su una net tv dedicata. Cosa cambia? Il fatto che Raitre, essendo un’emanazione del potere politico, potrebbe bloccare alcuni commenti? Possibile, ma esiste sempre il sito dedicato e, in ogni caso, la rete non si ferma, non ha confini.
Credo che il nodo sia: la net tv è un problema tecnologico/economico o culturale?
Quel che voglio dire è che, a prescindere dal mezzo di trasmissione, che al momento deve subire ancora diverse trasformazioni e codificazioni (per esempio dei formati e degli standard di trasmissione/ricezione), il problema sta nel processo di inclusione della moltitudine all’interno della comunicazione televisiva, un’inclusione che non si limita a fornire un palcoscenico per chi vuole essere famoso, o amico di qualcuno, ma per chi ha delle cose da dire e cerca solo orecchie che vogliano ascoltare.
Non credo che Current, per il solo fatto di essere ospitata su Sky, possa essere liquidata come vecchia tv: certo, non tutti si possono permettere Sky, ma personalmente non ho neanche il DTT… troverò il modo di fruirla, e semmai, dovrebbe essere un problema di Mr. Gore, che non raggiunge un’audience così elevata, piuttosto che del pubblico, indignato perchè è stato scelto Murdoch come partner. Non dimentichiamo, inoltre, che Current ha la sua vita prevalentemente online, dove esiste una community veramente attiva; in cui i videomaker (e non quelli che possiedono una videocamera e postano i loro video su youtube, che sono molti di più), possono dare visibilità ai loro lavori, far parte di un palinsesto che raggiunge un numero di persone comunque ulteriore rispetto al web, ricevere un compenso per il loro lavoro e far parte di un progetto condiviso.
Non penso, inoltre, che la presenza di Current sia una rinuncia alla sperimentazione nel campo della Net tv, basta vedere la quantità di domini .tv che vengono acquisiti ogni giorno; penso anzi che possa essere uno stimolo a fare di più e meglio, magari accettando che gran parte degli italiani non sanno neanche cosa sia una Net tv (e su questo segnalo il bel post Daniele Cerra, “L’Italia è pronta per Current Tv?“).
Pensiamo piuttosto allo switch off, e a come l’Italia lo vorrà affrontare, a quali alternative avremo a disposizione. Dopodichè, concordo con Giorgio, che nei commenti al post di Tommaso scrive: “si eviti di fare management con i soldi degli altri. Questa roba costa, e non poco, perciò chi vuole la qualità en plein air, metta le mani in tasca e cacci il grano. Per ora prendiamola come una beta, godiamoci gli Ugc di qualità, proviamo a far crescere la comunità vlogger e vediamo se questa palestra consentirà una nuova generazione di video maker pronti a nuove sfide per il next-level.”
E voi, che ne pensate?


6 comments Maggio 15, 2008

Outdoor TV: fotografare un’audience in movimento

Uno dei settori destinati ad una crescita inarrestabile è indubbiamente quello della outdoor tv, circuiti di schermi dispersi nelle città che attualmente trasmettono spot pubblicitari e brevi clip di informazione.
Secondo un recente report di profitablechannels.com le aziende statunitensi hanno già investito 1,2 miliardi del loro budget nazionale nella outdoor tv, mentre il settore sta crescendo ad un tasso del 10% mensile. Secondo eMarketer la outdoor tv è destinata a raccogliere la maggior parte degli investimenti pubblicitari, seconda solo a internet, passando dagli 1,26 miliardi di dollari del 2007, ai 2,25 miliardi del 2011.
Proprio in vista di un aumento di interesse degli inserzionisti, è nata in USA la Association for Out-of-Home Video (OVAB), fondata da un gruppo di 10 agenzie con l’intento di individuare le modalità più semplici ed immediate per pianificare, acquistare e valutare l’efficacia di una campagna in outdoor. Su questi presupposti Nielsen ha introdotto i “pocketpieces”, in origine i ratings della TV, tradizionalmente stampati in un formato tascabile, da cui il nome; a differenza della TV, dove i pocketpieces sono costruiti attraverso panel di consumatori, nel caso dell’outdoor Nielsen raccoglierà ed elaborerà dati forniti da terze parti, incrociandoli con i risultati delle interviste telefoniche.
Nuovamente, quindi, siamo di fronte al problema della misurazione dell’audience e della definizione di parametri che permettano di valutare la diffusione di un contenuto. Suzanne Alecia, presidente dell’OVAB, ha fornito le linee guida sulla base delle quali stabilire uno standard di misurazione, sia in relazione alla pubblicità che ai contenuti veicolati; i parametri che verranno stabiliti dovranno, secondo la Alecia, tener conto di tre elementi:
il traffico lordo sul luogo in cui il network di trova;
la presenza del network sul territorio;
la capacità degli spot pubblicitari di essere notati dal pubblico.
Una volta stabilita la modalità di misurazione, gli investitori avranno la percezione di poter controllare e valutare la propria performance, ed è facile indovinare che il mercato esploderà definitivamente. A quel punto sarebbe davvero interessante procedere ad un’innovazione dei linguaggi e dei contenuti, sperimentando non solo sul versante della distribuzione, ma anche dal punto di vista creativo, individuando le modalità espressive proprie di questa forma di comunicazione.


4 comments Aprile 28, 2008

Hello Wor(l)d

Bene. E’ giunto il momento, anche per me. Dopo due anni di osservazione appassionata e curiosa, dopo un anno e mezzo trascorso a “sporcarmi le mani” con la net tv è arrivato il momento di superare timidezze, dubbi e, ammettiamolo, un po’ di pigrizia e iniziare a condividere quel che ogni giorno mi capita di imparare e conoscere.
Questo blog si occuperà principalmente di internet e tv, di nuovi contenuti e nuovi scenari culturali aperti dalla rete. Lo farà raccogliendo informazioni, notizie e spunti di riflessione che provengono dalla rete e da tutte le persone che ogni giorno cercano di capire, facendola e inventandosela, cosa sia la nuova televisione.


6 comments Aprile 17, 2008


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